sabato 14 gennaio 2017

il mio ricordo

https://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_del_Belice_del_1968





 Belice, una memoria


da un nord scuro e nebbioso
poveri di monete
ma ricchi d’animo
e di spirito d’avventura
planammo in questo sud
riarso dal sole
e dalla dura lotta per la vita...

tra baracche di lamiera
e speranze mai sopite
di ricostruire le povere dimore
abbattute
dal profondo tremito della terra...

tra rabbia e urla sconnesse
di genti da sempre abbandonate
nella loro miseria antica
tra donne e uomini
con l’impellenza quotidiana
di campare la famiglia
in quella dimensione greve
di un sud da sempre privo
dei diritti più scontati
come l’acqua e il lavoro...

pieni di sacro furore
siamo arrivati noi estranei
noi così diversi e multietnici
provenienti da Milano e da Bahia
ci siamo rimboccate le maniche
abbiamo lavorato con lena nuova
discusso e fatto comizi
lottato per un’idea di giustizia...

abbiamo trovato nuovi amici
compagni forti o titubanti
i tanti Pino Saro Vincenzo
fragili nella loro filosofia semplice
ma attenti ai nostri passi
donne minuscole come Vincenzina
madri risolute dallo sguardo di fuoco
che ci taliavano circospette...

noi sicuri della forza dei valori
impegnati tra una scuola quadri
e un’assemblea popolare
tra un’abbanniata e uno schiticchio
siamo cresciuti dentro
imparando piano la loro dignità...

correndo frenetici
da una riunione all’altra
cocciuti militanti
di un’ideologia allora fulgida
al cui servizio abbiamo messo
chi il braccio, chi la mente
chi l’arte della fotografia
per fissare le immagini
di una realtà cruda
che cominciava ad appartenerci...
  
portavamo nuove idee di lotta
per quelle genti fiduciose
nell’ultimo disperato tentativo
di ottenere i propri diritti
di riavere delle case decenti...

abbiamo amato e odiato
in quei giorni tra le baracche
di Partanna e Gibellina
feroci dispute e distinguo
per chi recava il verbo
della falce e del martello
ma abbiamo anche esultato
per ogni piccola significante vittoria
assaporando sprazzi felici
insieme al mai spento orgoglio
delle vittime del terremoto...

tutto questo e altro ancora
l’abbiamo vissuto
e forse in questa stagione matura
l’abbiamo anche digerito
ma certamente ci ha mutati
arricchiti di memoria...

e tuttora il nome Belice
mi rievoca rimescolii nel sangue
anche se ormai è solo una pagina
un pò stinta della mia storia di vita


domenica 25 dicembre 2016

è pur sempre Natale



        








          regalo di natale

 era un giorno come gli altri
mi han guidato i passi tornando dal lavoro
ma fu solo per caso…
                    uno squarcio nella nebbia
e i miei occhi implacabili
videro l’amore-vetro infrangersi
sbriciolarsi ridendo
nell’ombra di un portone…
non raccolsi le briciole
non piansi non urlai
soltanto corsi lontano
fuggii sperando di farlo…
fuggii attraverso sorrisi ignari
fra ali di vetrine addobbate a festa
in un osceno sfavillio di luci e colori…
nel freddo pungente natalizio
cercai di aprirmi un varco
nella barriera della disperazione…
intorno a me solo l’imprecazione dell’aria
e il clamore dei ricordi traditi
anche la neve era sporca…
poi finalmente la quiete
una calda lama d’odio e il pianto…
piangevo smarrito ma senza più fuggire
e spiai per vedere se altri capivano
ma solo la città e il cielo
mi gridavano stupido e piangevano…
piangevano lacrime di smog


martedì 6 dicembre 2016

per Felicia

http://www.grandangoloagrigento.it/mafia-il-7-dicembre-anniversario-della-morte-di-felicia-impastato-madre-di-peppino/



 Felicia, una madre immensa

una madre coraggio della Sicilia più cruda
se n’è andata felice, così voglio sperarlo,
che almeno i suoi occhi son riusciti
a vederla la condanna della mafia …

i carnefici di suo figlio per una volta alla sbarra,
tardiva soddisfazione
per un indennizzo impossibile
di un nome diventato icona nelle platee del mondo…

ma lei era Peppino! la sua eredità morale,
prima genitrice e poi seguace infaticabile,
incrollabile pur nella sua figura minuta
di una speranza di vita pulita e libera…

punto d’incontro splendente
per le frotte di giovani che la visitavano umili
intimoriti ma densi d’aspettative
avidi delle sue carezze ossute
che accendevano entusiasmi…

no, non eri certo felice cara dolce Felicia
del tuo lutto ingombrante
diventato per noi un mito,
ma almeno ti rimaneva l’orgoglio
di essere stata madre
di un figlio tanto importante
raccontato perfino dal cinema…

ora dove sei non lo so
chissà se puoi ancora vederci
scaldarci con la tua forza contagiosa
forse sei di nuovo accanto
al tuo figliolo adorato
-io non ho la fede per crederlo-
ma posso ancora evocarti
nel ricordo del tuo sottile sorriso
e della tua carezza leggera
più sferzante di mille propositi.