“Perché continui a definirlo Cavaliere Nero?”-mi chiede
un lettore, bontà sua, del mio blog-“visto che ormai è in rovina, quasi in
galera, e senza più nemmeno il titolo di cavaliere?”
Allora urge una spiegazione approfondita.
Per quanto riguarda
il titolo, ancora pare possa fregiarsene, fino alla sentenza di Aprile che
dovrà stabilire se arresti domiciliari o lavori socialmente utili, (mi chiedo
quali mai potrebbero essere, visto l’individuo che dovrebbe compierli).
Il nero invece è un colore che gli si addice per mille
motivi, ma io lo utilizzo come sinonimo di Male, alla enne potenza. Basta
partire dalla sua biografia, caratterizzata da subito dai traffici loschi di
denaro per le sue prime attività, grazie a una banca milanese (Rasini) in
affari con la criminalità organizzata, dove il padre aveva un’importante
posizione.
(Tutti fatti abbondantemente documentati in libri come “L’odore dei
soldi” di Marco Travaglio e Elio Petri, oggetto di furiose querele tutte vinte
dagli autori, a testimonianza della loro veridicità).
Poi l’entrata in politica
per salvarsi da un sicuro fallimento, (la Fininvest aveva 4 miliardi di debiti)
malgrado i favori ottenuti da quel Craxi che era al vertice del sistema
Tangentopoli e quindi l’alleanza con i fascisti del Msi, e i razzisti della
Lega. Per proseguire con i collegamenti con la mafia (Dell’Utri, Mangano) e
relativa partecipazione alla “trattativa”come ormai si sta delineando, malgrado
i tentativi di bloccare inchieste e processi.
Il nero più cupo poi gli si addice a pieno titolo, potendo
annoverare una trentina di procedimenti giudiziari per ogni ordine di
corruzione e illegalità varie, la metà dei quali esauriti solo grazie a leggi
ad personam da lui stesso volute ed ottenute. (Finalmente, però, anche per l’Onnipotente
che tutto e tutti può comprare con il suo sporco denaro, è arrivata la condanna
inevitabile, che lo definisce delinquente, inteso come “chi delinque” e stop).
A
completamento del profilo non può mancare la sua enorme influenza che ha
esercitato, nel male, sulla morale degli italiani, favorendo il radicamento di
comportamenti caratterizzati dal più becero egoismo e menefreghismo sociale, il
proliferare di sistemi di corruzione e d’impunibilità nei gangli della pubblica
amministrazione, e in definitiva il rafforzamento del potere di casta.
Per quanto riguarda il suo “essere in rovina”poi, mi pare
che purtroppo, ancora, rimanendo oggetto di consenso per una certa parte dell’elettorato,
a lui più affine per moralità e interessi, sfruttando il credito dell’ultima tornata
elettorale, (che si spera vada scemando), può porsi come riferimento della
Destra, costringendo, pur dall’opposizione, a farci i conti per le grandi
questioni come la legge elettorale e le riforme.
Temo che, data la “natura diabolica” del soggetto in
questione l’unica speranza di liberarci da questa lunga pestilenza la si debba
invocare nella logica inesorabile del ciclo di vita umano: prima o poi dobbiamo
tutti schiattare.
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